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Terzo Settore e welfare: possibili tracce per muoversi nella nebbia verso il futuro

Aggiornamento: 22 feb 2023

di Mauro Tomé

Leggendo i risultati emersi nell’ultimo “welfare listening post” - la metodologia utilizzata da Modus per leggere i cambiamenti nel welfare, mettendo a confronto i professionisti impegnati in Imprese e Cooperative Sociali, Associazioni, Enti della Pubblica Amministrazione – balzano agli occhi alcune conseguenze lasciateci dalla pandemia; non vere e proprie novità, ma fenomeni acceleratisi con il trauma sociale pandemico. Due, in particolare, colpiscono Imprese Sociali e Terzo Settore:


da un lato si sentono sempre più "supini" alla Pubblica Amministrazione, dall'altro denunciano enormi difficoltà a reclutare personale.

Si sentono sempre di più esclusivamente dei “prestatori d’opera”, peraltro ingaggiati secondo i criteri economico-finanziari del “ribasso”: un duro colpo all’idea o all’idealità (illusione?) di vedersi “co-pensatori” e partner del Pubblico nel sistema di welfare. Sistema che dagli anni ’80 del secolo scorso ha segnato la mente e lo spirito degli operatori nel sociale dove prevale un sentimento di scarso riconoscimento e di insicurezza.

Probabilmente scompare, così, anche un’importante leva motivazionale per chi opera in questi settori, cosa che potrebbe contribuire a spiegare le difficoltà di reclutamento prima citate (in alcuni casi si registra una vera e propria “fuga” da queste realtà), che obbligano molte realtà a chiudere servizi o a improvvisare soluzioni per restare in attività.


Si tratta di due segnali di rilievo che purtroppo addensano nebbie sul futuro.

La pandemia aveva portato a questo settore - sempre attraverso il “welfare listening post” - sofferenze e preoccupazioni ma anche la speranza che il nuovo emergente potesse aprire orizzonti interessanti. Una speranza che ora sembra aver lasciato spazio a dubbi e timori.


Da un’indagine condotta nel 2021-22 con la Città Metropolitana di Milano sui bisogni formativi nel mondo del welfare, aveva registrato due questioni in sintonia con tutto ciò: la difficoltà a leggere e comprendere un contesto sempre più segnato da bisogni complessi da una parte e la necessità di concentrarsi sul benessere degli operatori dall’altra.

Questi ultimi rilievi, tuttavia, ci suggeriscono delle tracce per il futuro soprattutto per chi di welfare “vive”, come le Imprese Sociali e il Terzo Settore produttivo, peraltro attraversati dalla epocale riforma del Terzo Settore.


Una prima traccia è proprio quella di impegnarsi per migliorare la capacità di leggere il contesto e di rispondere attraverso modalità e soluzioni organizzative più efficaci.

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