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Parole chiave per la leadership contemporanea: attenzione, prototipo, cura

(WEBINAR OPEN ACADEMY – 17 MAGGIO 2023)



È raro trovare chi affermi che “nella mia azienda si sta proprio bene”. Il più delle volte emerge il fatidico “si… ma”, ad indicare uno sforzo, un impegno ma anche tanti dubbi e preoccupazioni. Anche perché, come sappiamo, pandemia e post-pandemia hanno accelerato tanti cambiamenti. Accelerazioni che rendono la vita delle persone impegnativa e a volte faticosa. Lo smart working, per es., a volte ci semplifica a volte ci complica l’esistenza.

Il futuro, in effetti, non è chiaro; c’è la sensazione che spesso occorra procedere per tentativi. Il problema è dunque come affrontare l’insicurezza sociale. Siamo passati dall’era dell’incertezza, in cui ci preoccupavamo di quale strada scegliere tra le tante possibili, a quella dell’insicurezza, in cui di strade se ne vedono poche, se non avvolte dalla nebbia. Da qui le difficoltà nelle scelte organizzative, i ruoli che cambiano di continuo, la difficoltà ad andare oltre il breve termine.


Questo tocca tutte le persone e sollecita fortemente le leadership, cui normalmente ci si rivolge per avere una guida. Si propongono loro modelli e soluzioni, a volte ritenute risolutivi; pensiamo, per es., a benessere e well being, gestione del lavoro ibrido, collaboration, agile organization. Ma funzionano? Come facciamo a saperlo se le Aziende sono diverse da prima e il futuro non è chiaro?


Noi non abbiamo risposte. Per meglio affrontare tutto ciò ci permettiamo solo di suggerire ai leader delle organizzazioni di concentrarsi su tre parole chiave: attenzione, prototipo, cura.

ATTENZIONE. Sia nel senso di stare, esserci, sia di selezionare quanto necessario, ascoltando e ascoltandosi, stando aperti ma concentrati su ciò che riteniamo importante; non perdiamoci nella molteplicità e nel frastuono di stimoli. Evitiamo, per es., di saltabeccare da una moda organizzativa a un’altra, di cambiare di continuo opinione e su di sé e l’altro, individuiamo le cose importanti e puntiamo su questo. È uno sforzo che riguarda innanzi tutto se stessi, la propria capacità e stabilità emozionale e nella focalizzazione. È un modo per dare riferimenti a chi guarda a noi.


PROTOTIPO. Concetto caro alla “Teoria U” di O. Scharmer, il prototipo rappresenta la ricerca di ciò che funziona/serve senza perdersi in test, piani a lungo termine, analisi senza fine. Anche perché nel frattempo le cose potrebbero cambiare. Non è facile, ma è unico modo per consentire una “progettualità possibile”. Il prototipo richiede una buona dose di “capacità negativa”, quella capacità di sostare quanto serve, di non andare in ansia, realizzare qualcosa anche accontentandosi della sua parzialità e migliorandolo strada facendo.


CURA. Cura come attenzione “pedagogica” all’altro. Per questo guardiamo a uno dei termini con cui nell’antica Grecia la si indicava: “epimeleia”. Significa cura e attenzione verso di sé e verso l’altro (il collaboratore, per es.), preoccupazione per la propria crescita ed evoluzione. Significa aiutare a guardare i problemi senza necessariamente sostituirsi a chi li sta vivendo, per affrontare la fragilità, i momenti difficili, professionali e personali, ma anche a leggere queste come mancanze su cui lavorare e da cui partire. Significa ascoltare, confrontarsi, stare vicino, creare connessioni e narrazioni comuni. Essere solidali. Questo ci aiuta a crescere e a vivere le ferite che si aprono in ruoli spesso slabbrati e nelle difficoltà.


Si tratta di parole chiave, apprese nel confronto con organizzazioni e leader ma soprattutto con coloro che, vivendo le difficoltà del vivere quotidiano nelle aziende e nei gruppi, ci hanno fatto capire quali sono le cose più importanti per un leader, che lo possono aiutare a porsi con successo verso la contemporaneità, perché, come diceva qualcuno, “quelli che risolvono i problemi prima, con gli elenchi da fare, barano. Le cose da fare le scegli nel momento in cui le puoi fare”.

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