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La leadership al servizio degli altri: la lezione di Edgar Schein

di Dario Forti | Giugno 2023



A distanza di pochi mesi dalla sua scomparsa, la lezione di Edgar Henry Schein si staglia con sempre maggior nitidezza. Ciò dipende, in larga misura, dall’estensione temporale della sua carriera e dalla vasta gamma di campi in cui la sua voce si è rivelata ricchissima di intuizioni e di proposte, che hanno coperto principalmente – ma non esclusivamente – le metodologie di gruppo, la psicologia organizzativa, la consulenza di sviluppo organizzativo, la gestione dello sviluppo di carriera, l’analisi della cultura d’impresa, le relazioni di aiuto e, infine, la leadership.

La leadership Ultima fra le sue pubblicazioni ma fil rouge fra tutti gli altri temi

Stando ai titoli dei volumi che ha pubblicato, la leadership risulterebbe essere uno degli ultimi tra gli oggetti di ricerca esplorati da Edgar Schein. In realtà, nell’ambito dei suoi studi di psicologia organizzativa, la leadership rappresenta – al pari di ciò che è stato per molti altri suoi colleghi di pari fama e valore – un fil rouge che ha collegato nel tempo tutti gli altri temi. Basti pensare ai contributi determinanti sulla cultura dello sviluppo organizzativo, così tanto imperniata sulla centralità della relazione con la leadership aziendale che, nel rivestire il ruolo di committente, esercita l’autorità di richiedere, avviare e, naturalmente, di concludere ogni iniziativa e progetto di sviluppo organizzativo.


È purtuttavia vero che è soprattutto in questi ultimi anni, anche in ragione della collaborazione con il figlio Peter, che Schein ha finalizzato una compiuta visione della funzione della leadership quale fattore di guida di un’organizzazione e, soprattutto, di incoraggiamento e sostegno dei fondamentali processi di innovazione organizzativa, di valorizzazione delle persone, di arricchimento della cultura d’impresa.

Leadership funzione determinante per l’incoraggiamento e sostegno dei fondamentali processi di innovazione organizzativa

In quest’ultimo suo lavoro – L’arte di creare fiducia. Il potere della leadership umile (Guerini, 2019), traduzione di Humble Leadership: The Power of Relationships, Openness, and Trust (Berrett-Koehler Publishers, 2018) – Schein è come se riavvolgesse il filo di quello che, da sempre, è il tema di gran lunga più studiato nella letteratura manageriale.


Ripartendo dal suo maestro, Douglas McGregor, passando attraverso i modelli transazionali e situazionali, fino a quelli trasformazionali, Schein fa sua la prospettiva della “leadership di servizio” (servant leadership) e, rispetto al focus cui la gran parte degli studiosi si è mantenuta fedele – quello dell’esercizio della leadership da parte dei manager in quanto capi – ne propone invece un’applicazione estensiva all’insieme dei soggetti organizzativi, chiamati, nelle nuove organizzazioni, ad essere leader di se stessi, dei propri colleghi nei team, ma anche dei propri capi.


In questa rifocalizzazione, il vecchio Schein, ormai novantenne al momento di scrivere questo libro, si è dimostrato ancora una volta giovanissimo e attento alle più recenti elaborazioni e sperimentazioni di nuove forme di organizzazione (non a caso cita espressamente il Frederic Laloux di Reinventing Organizations del 2014), aperte, basate sui team, sulla collaborazione tra team e sulla piena responsabilizzazione degli individui, aldilà della struttura gerarchica e dei confini di ruolo.

E, da psicologo clinico di inesauribile saggezza, Schein alla base della leadership – come ha fatto costantemente per la consulenza di sviluppo organizzativo e per le forme diverse di relazione di aiuto – indica la relazione e la capacità di costruire relazioni intime basate sulla fiducia, l’apertura e l’ascolto.

Cosa ci dice, ancora una volta, questo autentico Maestro, a proposito della leadership?

Che le organizzazioni contemporanee, alle prese con problemi che in passato non si sono mai presentati con la qualità e la quantità cui assistiamo oggi, non possono più fare affidamento sui “leader eroici”, sugli “uomini soli al comando”, che tutto vedono, tutto decidono, tutto controllano, per giunta con comportamenti di tipo “transazionale”, basati cioè sulla definizione formale di ruoli e sulla prevalenza del controllo sull’autonomia. È tale la complessità delle questioni che, quotidianamente, si presentano e richiedono di essere gestite e risolte, che l’organizzazione ha assoluto bisogno che tutte le risorse, tutte le persone, tutte le intelligenze, siano valorizzate al meglio e responsabilizzate nella misura che ci si attende, per l’appunto, dai leader.


C’è un’indicazione fondamentale che Schein dà ai nuovi leader:costruire, fin dal primo momento – che si sia in un ospedale o in un sommergibile atomico – delle relazioni di comprensione reciproca tra livelli gerarchici e funzioni diverse. Questo processo relazionale consiste nella “personizzazione” (analogo alla personalizzazione o customizzazione della relazione con i clienti e i consumatori).

Strabiliante che questa proposta Schein padre e figlio la formulino prima della tempesta pandemica che, se ce n’era ancora bisogno, ha dimostrato anche al più insensibile e cinico capo “transazionale” la necessità di creare – e ricreare – il tessuto relazionale senza il quale le organizzazioni oggi, letteralmente, non funzionano più e rischiano di implodere.

E a tutti risulta chiaro che ciò che si dice della leadership, o delle relazioni di aiuto, è ancora ciò che il grande Maestro ci ha insegnato sul come intervenire nelle organizzazioni con l’approccio dello sviluppo organizzativo; sviluppo organizzativo – l’O.D. – che Edgar Schein ci ha ricordato in continuazione richiedere uno sguardo clinico.

Cosa che noi di MODUS ci ripromettiamo ogni giorno di fare. Guardiamo in profondità per andare oltre!
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